Superficie: 862 Ha
Comuni interessati: Piancastagnaio
La Riserva del Pigelleto, collocata a sud di Piancastagnaio,
al confine con la provincia di Grosseto, si inserisce sui rilievi che
congiungono il cono vulcanico del Monte Amiata (1738 m) con il Monte Civitella
(1107 m) presso Castell’Azzara.
L’area è dominata da Poggio Pampagliano (969 m),
che con Poggio La Roccaccia e Poggio Roccone, di poco più bassi,
forma una dorsale arcuata verso nord-est, che fa da spartiacque tra il
bacino del fiume Paglia, in cui si gettano i torrenti Senna e Siele, e
quello del fiume Fiora, di cui è tributario il torrente Scabbia.
La storia del Pigelleto, come di tutto il territorio amiatino, è
stata fortemente segnata, almeno negli ultimi due secoli, dalla attività
mineraria per l’estrazione del cinabro, di cui oggi rimangono numerose
testimonianze.
La Riserva protegge un eterogeneo comprensorio boscato,
ricco di specie vegetali, tra le quali assume un particolare rilievo la
presenza dell’abete bianco come specie spontanea (Pigello è
infatti il nome locale dell’abete bianco), caso rarissimo in tutto l’Appennino
e quasi unico a queste altitudini, possibile grazie al particolare microclima
dei versanti esposti a nord della Riserva, a microclima fresco e umido
e ben riparati dai venti marini. Il bosco del Pigelleto è per buona
parte un bosco ad alto fusto, erede del tipo di taglio che vi si praticava
durante il periodo di attività mineraria, che ha probabilmente
contribuito a mantenere ottimale la rinnovazione spontanea dell’abete
bianco.
L’abete bianco è misto al faggio, al cerro, al
carpino bianco, al carpino nero e a diverse specie di aceri, fra cui sono
abbondanti l’acero di monte e l’acero opalo. Fa inoltre la sua comparsa
anche il tasso, mentre fra gli arbusti è presente la rara belladonna.
Nelle situazioni più calde della Riserva, la vegetazione
cambia in modo evidente, e il cerro diviene la specie dominante, mentre
la presenza dell’abete è solo sporadica. Il bosco si interrompe
per brevi tratti, in piccole radure o lungo i sentieri, lasciando il posto
ad arbusteti radi, colonizzati dalle specie più bisognose di luce,
come la viola etrusca, un endemismo della fascia submontana e montana
della Toscana meridionale.
La fauna è quella tipica dei boschi ben conservati.
Accanto allo sparviere, è degna di nota la segnalazione della presenza
dell’astore, raro rapace forestale, del picchio verde, del picchio rosso
maggiore, del torcicollo, del rampichino, del ciuffolotto e della cincia
bigia. La diffusa presenza di alberi ad alto fusto, piuttosto distanziati
fra loro, offre buone possibilità di vedere caprioli e cinghiali
nel sottobosco, sempre che il silenzio accompagni le escursioni. I mammiferi
contano inoltre specie importantissime come la martora e il lupo, entrambi
divenuti molto rari in tutta Italia a causa del disturbo antropico e della
distruzione del loro habitat.
In prossimità di uno dei tanti piccoli ruscelli
che attraversano la Riserva è stata recentemente segnalata la salamandrina
dagli occhiali, importante anfibio endemico della nostra penisola.