Le biancane e il Podere Lucciola Bella.

La Riserva, situata a sud-est dellà cittadina di Pienza, lungo la strada che dalla Val d’Orcia porta a Chianciano Terme, circoscrive un piccolo angolo del famoso paesaggio delle Crete Senesi, che qui ha le sue ultime propaggini orientali. Lucciola Bella è il nome del podere ormai abbandonato che, insieme a molti altri con i quali condivide la sorte, domina le colline argillose su cui sorge l’area protetta; dal podere la vista spazia a 360 gradi verso il Monte Cetona, il Monte Amiata ed i caratteristici paesi di Radicofani, Castiglion d’Orcia, Pienza e Monticchiello. Tutti i tratti caratteristici della Val d’Orcia si ritrovano riassunti nella Riserva. L’elemento saliente è certamente costituito dal paesaggio delle biancane e dei calanchi, forme erosive caratteristiche del paesaggio delle Crete Senesi, e ad esso sono legati importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali e ornitologici.

Il fiume Orcia, che nasce pochi chilometri ad oriente, sul Monte Cetona, scorre ai piedi dell’area protetta formando un largo letto ciottoloso, insinuandosi poi tra le gole di Ripa d’Orcia fino a gettarsi nell’Ombrone, nei pressi di Monte Antico. Ai confini della Riserva l’Orcia riceve il torrente Miglia, suo affluente di destra e limite orientale dell’area protetta, mentre la parte meridionale include un tratto del lungo torrente Formone, che arriva dalle pendici amiatine, e la sua confluenza con l’Orcia.

La Val d’Orcia, terra di difficile coltivazione, nel Medio Evo era vista come una terra lontana e poco appetita dai cittadini senesi.. Le "crete" dell’Orcia rimasero così a lungo proprietà dei suoi abitanti, che vi praticavano una difficile agricoltura e molto allevamento, integrando il proprio sostentamento con i lavori stagionali di mietitura in Maremma. La mezzadria si affermò in questo territorio solo a partire dalla fine del Settecento, quando la riforma agraria del Granduca di Toscana favorì l’accentramento delle campagne in mano di pochi. Ogni proprietario dotò allora le proprie terre di un podere in cui accogliere la famiglia del mezzadro, che si dedicò alla coltivazione estensiva dei cereali, soprattutto grano, e secondariamente al pascolo delle greggi. Nacque in questo periodo il paesaggio valdorciano più caratteristico, con la sommità delle colline argillose, più stabile dei plastici versanti, occupata dal podere, spesso abbellito dai cipressi, e con vaste superfici coltivate o pascolate, interrotte da piccoli boschetti e dalle siepi che circondavano fossi e canali di scolo. Con il secondo dopoguerra inizia l’esodo dalle povere campagne della Val d’Orcia. Le superfici agricole delle Crete vennero in gran parte accorpate in grosse proprietà dedite alla monocoltura; molti poderi furono abbandonati e l’utilizzo di macchine agricole unito alla necessità di coltivare tutto lo spazio coltivabile portò a spianare le biancane, a togliere le siepi, gli ultimi appezzamenti di bosco e quant’altro era di intralcio alle lavorazioni meccaniche.

A partire dagli anni ’60 la pastorizia ha avuto un nuovo sviluppo con l’arrivo di pastori provenienti dalla Sardegna, che utilizzano i pascoli e le coltivazioni a foraggio della Riserva.


Il letto ciottoloso del fiume Orcia,in corrispondenza della confluenza con il torrente Formone, nella parte meridionale della Riserva.

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